mercoledì 4 maggio 2011

Hanno ammazzato Bin Laden

Sono sdraiato sul letto quando sento armeggiare alla porta: è il mio coinquilino.
In tutti questi anni di vita universitaria non ho mai trovato un compagno perfetto, una persona che mi somigliasse davvero e che condividesse le mie aspettative di vita; erano tutti troppo diversi, troppo tossici, troppo alcolizzati, troppo secchioni. Se un giorno la clonazione sarà una tecnica applicabile alla vita reale, prendo un po’ della mia saliva e riproduco un altro me stesso, un perfetto fallito che va a letto alle dieci e si sveglia alle sette, incapace a fare tutto se non a scribacchiare quattro parole su un PC portatile.
La chiave gira ancora nella toppa ma senza successo, scendo dal letto e vado ad aprire . Me lo ritrovo davanti, l’Ivan Graziani dello Stretto con l’alito pestilenziale.
«Scusa» mi dice appena entra in casa « ma la chiave non gira bene».
Non rispondo e muovo la testa su e giù come ho visto fare a certi cavalli nei documentari naturalistici.
Ritorno a sdraiarmi sul letto e comincio a giocare con le dita dei piedi; ho scoperto alla tv di avere il piede greco, lungo e affusolato. Ho dei bei piedi su un corpo da Buddha in decomposizione. Gli antichi  greci si sarebbero vergognati di me, il Buddha mi avrebbe ignorato dicendo di riprovare un’altra volta la via per l’Illuminazione. Sono un mosaico di civiltà su un corpo martoriato dalla vita e dalle delusioni.
Il mio coinquilino cucina uno schifoso risotto liofilizzato di terza scelta, il suo piatto quotidiano; sono convinto che al cesso  caca funghi e asparagi e che potrebbe sfamare l’intera popolazione del Biafra.
Esco dalla stanza per bere un bicchiere d’acqua e per cenare:
«hanno ammazzato Bin Laden» dice.
Il suo alito sapeva di frutti di mare, di cozze, di vongole, di salsedine che si deposita sui vetri delle macchine dopo un temporale.
«Uno stronzo in meno» rispondo senza troppa voglia di parlare e mentre addento una fetta di pane.
Avevo altri cazzi a cui pensare.

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