sabato 10 gennaio 2015

Se al comando dell'Italia e del Mondo ci fosse stato Marco Pantani



 Ora, “penne arrabbiate” scendono in piazza.

Legittima espressione di disgusto e intolleranza nei confronti del sopruso subito. Ma c’è un risvolto che non è chiaro, qualcosa di sfuggito.  Possibile di tanta smagliatura qualche refuso xenofobo non ne approfitti?

Spero di no altrimenti faremmo il gioco dei primitivi, i quali, in assenza di strumenti più evoluti di dialogo, vogliono proprio questo.

Chi scrive non si sente superiore ma l’ira porta all’inferno e arde all’infinito spiedini di buone intenzioni. Non si reagisca quindi all’intolleranza con l’intolleranza.

Non farsi prendere dal panico imboccando isteriche scorciatoie è l’unico modo per reagire al primitivismo emotivo proposto dai totalitarismi religiosi islamici ricordando che siamo in Europa non in un affollato corridoio di grilli parlanti esagitati e complottisti.

In un ambiente esaltato e sovreccitato, sarebbe bene, precisare meglio i termini della questione, a cominciare  dallo stabilire nette regole di convivenza tra i popoli  e farle rispettare adottando una politica comune in tutta Europa. Partendo dal mondo, il quale, è giusto ricordarlo, è disgustato da quanto è accaduto.

Ora se si può rimanere esterrefatti al cospetto di un affronto subito perché non si può INSIEME reagire nell’immediato?

Perché che si voglia o no, condivida o meno , una storia comune tra noi e gli altri popoli esiste. Incoraggiata da frontiere abbattute dai cui resti sono nati libri, film, programmi televisivi, giornali,  canzoni e partite di calcio memorabili e tramandate ai posteri.

Il problema son le fondamenta del progetto che appare confuso, imbacuccato di retorica, indulgenza e palle sgonfie. Ed echi afoni e incapaci di raccontare al mondo una storia nuova, nell’ambito di una sollecitazione collettiva al cambiamento.

L’ultima cosa fatta INSIEME al resto del mondo fu il lifting monetario lira /euro per cui pagammo addirittura una tassa per l’Europa.   Correva l’anno 1996.C’era ancora il timoroso Prodi al comando  e quanto imbarazzo alla cassa ci costò (e ci  costa  ancora) questo cambio.

Da allora nulla è accaduto e tutto è cambiato in un turbinio di rammollimento, pesantezza, condoni e inganni.

Tutto questo mentre il mondo periva fiaccato dalle bombe e dalla crisi economica.

Era l’undici settembre Duemilauno e il 2008 all’incirca.

Da allora non è  cambiato niente e non abbiamo imparato nulla.

Quel momento lì, era il tempo della riscossa e della rivolta.  Da affrontare con serietà, determinazione e sangue freddo.

Obama non è bastato, l’euro non è servito.

Ora vorremmo ribellarci ma forse è tardi. Perchè l'estero non fa ascolto e l'interno tace travolto da disoccupazione, violenza e arretratezza.

Anche per questo l’Italia ha scelto un “giovane “ al governo. Ma dopo averlo sentito parlare inglese la tentazione di credere che questa sia un’altra occasione perduta è forte.

Forse al comando dell’Italia e del mondo ci sarebbe voluto Marco Pantani.

La sua mitica posizione “a uovo” in bicicletta avrebbe evitato molte frittate in Parlamento e comiche forature in giro per l’Europa. E soprattutto ci avrebbe aiutato in questa eterna, spossante salita. Correndo più forte degli altri per abbreviare  l’agonia di tutti.

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